Brunella grasso

per voce sola

NON CHIEDERMI

 

 

Non chiedere di che pasta sono fatta,

se di tenera argilla

o di ruvida scorza che tinge di mallo di noce.

So essere dolce e mansueta

o fremente d’ira

e tagliente come lama che brilla nel buio,

sì che la mia voce

è di sirena incantatrice

o buia come la notte,

quando affoga in un mare nero d’inchiostro.

 

 

Cogliere fiori

 

 

E coglierò fiori:

il papavero a bordo campo

e il fiordaliso azzurrino.

Coglierò il blu delle

genziane e il candore

del biancospino.

Coglierò fiori e foglie,

ne farò ghirlanda ornamentale

per donarla a te, amore,

anche se  non hai

mani per accettare il dono.

 

 
INCANTATORI DI SERPENTI

 

 

Siamo incantatori di serpenti,

con musica suadente avvolgiamo

in spire musicali chi si fa incantare.

Siamo giocolieri di parole

maestri di fraseggio

poetiamo fraintendimenti

contrabbandiamo verità.

Abbagliamo col denaro

come negrieri senza catene

mercanti di schiavi senza imbonitori

venditori d’anime morte.

Barattiamo il sorriso

d’un fanciullo

per trentatré miseri denari,

in questo mondo rottamato

da mille inciviltà.

 

 
UN VECCHIO RACCONTA

 

 

Un vecchio racconta ancora

con voce velata d’emozione

di quando, ed era ancora estate,

gettata la divisa

s’inerpicò per ripidi sentieri

e percorse molte  strade

per  ritornare  a casa.

 

E vide cose che non credeva

di dover vedere

soffrì per cose che non credeva

di dover soffrire.

 

Fu allora che dopo aver  deposto un’arma

ne prese un’altra e risalì sui monti:

ed era  primavera già inoltrata.

 

Genova, 8 settembre 2005
 
 
AL PARTIGIANO LUCIANO

 

 

Scrivo di te, Luciano,

che non vedesti incanutire

la tua nera chioma

o declinare il passo vigoroso.

Scrivo di te, ragazzo,

che per noi solo rimani

nome e cognome di una via,

spezzato, come Silvia,

nel limitar di gioventù;

reciso,

come rosso papavero

in un mattino di primavera.

 

 

99 PASSI AD EST

 

 

99 passi ad est girando sul tallone sinistro

per tre volte e, al quarto passo,

tornare sulla terra.

 

Ho girato su me stessa cercandomi,

avvicinandomi, trovando un che di mistico

al suono di un piffero e dei  tamburi,

con una voce vecchia di 800 anni

che raccontava di come, mentre il corpo declina,

l’acqua che sgorga dall’anima

è una sorgente sempre fresca e sempre nuova.

 

Ho girato su me stessa

con i Sufi dei dervisci Mevlevi

e per 99 passi mi sono avvicinata

a dio, o al sole, o a est,

o a quel che è.

 

 

presto verrà l’inverno...

 

 

Foglie gialle, aranciate, ocra

splendono sugli alberi

in macchie di colore intenso.

Nell’opacità che precede

il tramonto

spiccano come

dei macchiaioli un quadro.

Ma nel grigio che s’annuncia

i vividi colori

lasceranno il posto

a braccia scheletriche

che saliranno verso il cielo

mostrando moncherini

in cerca di aiuto

o di neve che verrà.

 

 

 

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