agron lalaj

nei giorni migliori

 

Grazie per la serata

 

 

Semplicemente mi rendo conto

che sono rimasto solo,

e i giorni strisciano, inciampando

l’uno nell’altro

senza memoria.strisciano gioia

Non m’importa se è successo per mia scelta,

per disgrazia, o per qualcosa

che mi sfugge come una talpa

nell’ego del mio essere 

suscettibile.

Quello che conta alla fine è

che così non potrei andare avanti

e soffro,

mentre la tristezza dilaga

e se ne approfitta per riempire i spazi sempre più

vuoti.

Stasera, avendo di fronte te,

una bella ragazza che mi ammira e mi presta

attenzione,

mi fa più che piacere; nel frattempo

anch’io ti ascolto e

non mi sfugge niente di te:

Il modo in cui mi saluti,

mi parli, mi guardi

è una cosa estremamente dolce.

Tutto questo è stato meraviglioso

e mi ha sollevato abbastanza

per vedere chiaro

chi è la donna che amo ancora.

 

 

I pescatori di Durazzo

 

 

Partono i pescatori

per il mare aperto

con le loro piccole barche

e le vecchie reti aggiustate;

si assomigliano tra di loro:

con i visi prosciugati dal sole,

dal vento,

dall’acqua salata del mare

e dalla fatica.

Sì, è un mestiere faticoso

quello di pescare;

e la sera tardi

tornano

a riva, stanchi

e spesso delusi,

quasi sconfitti.

Nella memoria languida fierezza

di giorni più fortunati.

Che tempi erano!

Ma non è questa la ragione

per cui non si arrendono mai;

e di mattina presto l’indomani

partono di nuovo,

non possono restare per lungo tempo

lontano dal mare.

Il mare è il loro spirito,

la loro libertà,

il conversatore ideale:

saggio, misterioso, universale,

che riesce a sorprendere sempre;

è il loro amore profondo.

 

Guardo i pescatori mentre partono

per il mare aperto, paesaggio sconfinato,

con gli sguardi ogni tanto verso il cielo, altro gemello,

come per dirgli: tu certo non ci tradirai!

Silenziosi e concentrati,

come prima di una battaglia.

Chissà come finirà?

I piccoli pescatori di Durazzo assomigliano

ai pescatori di tutto il mondo,

sono gli unici

che non hanno mai dubbi

su cosa faranno domani.

 

 

I figli

 

 

Giocano nel parco gioiosi con altri allegri bimbi

e, mentre leggo i giornali

dalla panchina

dove sono seduto

non li perdo mai di vista,

non si sa mai,

sono ancora  piccoli

i miei due figli.

Purtroppo gli avvenimenti sono degenerati

ma loro non sanno del pericolo

che stiamo passando

e perché è diventato un casino

e sparano da tutte le parti

dalla mattina presto a notte fonda;

non capiscono della politica

e i giochi internazionali,

non sono ancora infetti

dall’horror show e delusione

della vita

e ogni tanto

tornano

per chiedermi qualcosa,

o solo per vedere

se sono ancora lì

e non li abbandono

come il sole

sta facendo con noi

al termine di questa nostalgica

giornata e questo

gli basta.

I miei due esseri più cari al mondo.

hanno tutto il mio amore,

tutta la mia forza.

Ma nella vita abbiamo bisogno

di avere qualcosa di più.

Non credo nelle religioni

e gli dèi creati dagli uomini mi fanno ridere e deludere

quanto loro

ma, al di là di tutto questo, di scherzare in questo momento

non mi va affatto,

e istintivamente comincio a mormorare

una specie di preghiera: che quella cosa strana

o  la fortuna, come la chiamiamo,

aiuti

la vita di miei piccoli figli.

 

 

Nella provincia contano ancora i pettegolezzi

 

 

Il monsieur Mario, come lo chiama Tom,

il vecchio barista,

è una persona eccellente sui 60

felice e molto in gamba;

sempre sorridente, cortese e sicuro

come sono di solito gli uomini fortunati

e che fanno molti quattrini.

Certamente, quello che gli manca

non è il senso dell’umorismo,

e, scherzando sempre sulle donne,

ripete per l’ennesima volta

la sua bautta preferita: “mai usare

lo stesso menu per lungo tempo”

e i suoi accompagnatori se la ridono servilmente

provando i vini della sua cantina gioiello.

Mentre due casette più lontano

sua moglie giovane e desiderabile

se la sta spassando

con il nuovo amante.

Semplicemente mette in pratica

le parole sagge del suo buon marito.  

 

 

Un imprenditore di successo

 

 

A mezzogiorno erano 30 min. di pausa

che passavano in fretta

e fuori era meno 4 °C.

C’era un bel sole però

e il panorama meraviglioso dei colli,

che stavo godendo quasi 200 anni

dopo Percy Shelley,

bevendo un caffè lungo della macchinetta

e fumando in pace una sigaretta.

 

Il cancello del portone grande scivola

e la BMV del titolare entra,

venendo verso di me. L’incantesimo scompare.

Lui scende, circa 60 anni rosso, energico, tirchio, sfruttatore, invidioso, bugiardo,

geloso, pazzo per la sua

giovane segretaria bionda;

e, sgarbatamente, come in tutte

le sue infinite ispezioni, comincia come di solito:

“Il mondo è tutto degli imprenditori ricchi,

perfino l’aria, l’acqua e i panorami naturali.

Lei che mi dice?”

Faccio finta di aver notato solo adesso la sua presenza

e per un attimo gli studio il viso insanguinato

dall’esagerazione del vino, come di tante altre cose.

Non aveva mai letto un buon libro,

mai un buon scrittore,

e se casualmente è successo

è stato solo un delitto.

Ci sono milioni di persone al mondo

che per ragioni diverse non leggono,

ma certi imprenditori

sono i più esemplari nella loro praticità banale,

con il solo scopo di guadagnare soldi.

E lui era un imprenditore medio di successo

del miracolo del nord est.

Ma, molto spesso, i miracoli svaniscono

e diventano crisi

e penso alle multinazionali,

alla loro concorrenza,

e alla politica che corre indietro

a giustificarsi come sempre.

il mondo si ingarbuglia e va in tilt

andando pazzo per la sua strada

e io per la mia,

che non è meno drammatica.

 

Mentre nell’aria sento l’odore di bruciato

del mio modesto contratto:

“Vorrei solo chiudere con lei

e la sua fabbrica” gli dico

con tutta la tranquillità che ti danno

i posti bellissimi e aperti.

 

 

 

 

 

 

 

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